CLUBHOUSE: IL FUTURO DEI SOCIAL NETWORK O SEMPLICE BOLLA

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Da poco più di un mese un nuovo social network sta spopolando tra gli utenti di tutto il mondo. Parliamo di Clubhouse il social basato interamente sulla voce, che da molti è considerato il futuro dei podcast e dei social network professionali come Linkedin.

In questo articolo del JOurnal cercheremo di evidenziare non solo le caratteristiche, ma anche i problemi legati alla privacy che stanno destando preoccupazione.

CLUBHOUSE: APP BASATA SU UN SISTEMA AD INVITI

Caratteristica peculiare di Clubhouse è la corsa agli inviti, perché è disponibile solo per dispositivi iOS e si accede solo tramite invito. Quindi, non basta possedere uno smartphone Apple per potervi accedere, ma bisogna ricevere un invito da parte di un utente che già l’utilizza.

Proprio per queste sue peculiarità, Clubhouse è stato subito identificato come un social network elitario e sono nati non pochi gruppi dove gli utenti mettono in vendita i propri inviti.

Ma domandiamoci: come mai l’app è disponibile solo per utenti Apple e si accede solo tramite inviti?

Le risposte a queste domande sono state le più disparate, ma in realtà le ragioni sono essenzialmente due:

COME FUNZIONA CLUBHOUSE?

Clubhouse si distingue dai soliti social nel suo basarsi esclusivamente sull’utilizzo di messaggi vocali: i post sulla piattaforma non sono infatti veicolati da alcun tipo di testo o immagine o video. Tutto funziona in modo simile a un forum o una grande chat room, dove si accede a varie stanze in cui si discute dei temi più disparati: musica, cinema, tecnologia, politica, salute, attualità e molto altro.

Cosa cambia rispetto a un podcast? Clubhouse è in diretta e la conversazione nella stanza avviene in quel dato momento, perdura fin quando la stanza resta aperta e non è possibile scaricare o recuperare successivamente la chat avvenuta.

La home di Clubhouse si divide in modo abbastanza netto, mettendo in primo piano le stanze suggerite: non appena si fa tap su una di queste si piomba nella conversazione ed è possibile ascoltare fin da subito cosa stanno dicendo gli utenti iscritti.

Una volta scelta la stanza e l’evento di interesse Clubhouse apre una finestra con tutti i partecipanti alla conversazione, si entra in diretta, non vi è la possibilità di recuperare quanto detto in precedenza e le immagini profilo di chi sta parlando vengono cerchiate di grigio (permettendo di capire chi sta intervenendo in quel dato momento).

Per chiedere di partecipare e parlare si può cliccare sull’icona della mano in basso a destra (che equivale a chiedere al moderatore la parola, come se si alzasse la mano). È possibile lasciare la stanza cliccando in basso su “Leave quietly” (lascia in silenzio).

CLUBHOUSE E I PROBLEMI LEGATI ALLA PRIVACY

Non è tutto oro quello che luccica ed infatti, da un’attenta analisi del social network, emergono gravi problemi legati al rispetto delle leggi europee sulla privacy.

Vediamole nel dettaglio:

L’informativa non considera minimamente i diritti dei cittadini europei (sebbene l’app venga proposta a livello globale), ma è presente solo una sezione dedicata agli abitanti della California  che fa riferimento alla possibilità di esercitare i diritti di cui al California Consumer Privacy Act.

Nulla viene altresì precisato circa la designazione di un rappresentante sul territorio europeo, nonostante la casa madre di Clubhouse abbia sede in California. Tale assenza risulta inspiegabile se consideriamo che Clubhouse, tramite la propria piattaforma, tratta su larga scala e in modo non occasionale dati personali di cittadini europei. Per questi motivi si ritiene che la mancata nomina di un rappresentante europeo, ai sensi dell’art. 27 GDPR, risulti una mancanza alquanto grave, specie in considerazione del successo che l’app di Clubhouse sta riscuotendo anche in Europa.

Emergono, inoltre, ulteriori criticità in relazione alle possibili condivisioni dei dati personali che Clubhouse potrebbe effettuare con i propri affiliati senza che sia necessaria una preventiva comunicazione all’utente e soprattutto senza che quest’ultimo abbia fornito un apposito consenso al riguardo. La privacy policy parla di condivisione volontaria dei dati di rubrica, anche se di fatto per far funzionare il sistema degli inviti si tratta di un passaggio praticamente obbligato e particolarmente invasivo.

CONCLUSIONI

Sebbene, quindi, l’interesse per l’app è in costante crescita, sarà necessario un adeguamento alle regole europee, altrimenti l’azienda americana potrà incorrere non solo in pesanti sanzioni, ma rischia di essere oscurata. Staremo a vedere.

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