LE DIVERSE TECNICHE SEO: WHITE, BLACK E GRAY HAT

La Search Engine Optimization è una delle strategie più efficaci per dare valore e visibilità ad un’attività commerciale. All’interno della SEO distinguiamo tre tipi di tecniche: la black hat SEO, la white hat SEO e la gray hat SEO. Tutte e tre aiutano a migliorare il posizionamento di un sito o, in generale, di una pagina web, e di conseguenza ad aumentarne la visibilità.

L’obiettivo quindi è sempre lo stesso ma viene perseguito con approcci differenti.

PERCHÉ SI PARLA DI BLACK HAT E WHITE HAT

Le terminologie “cappello nero” e “cappello bianco” traggono ispirazione dai vecchi film western degli anni ’40-‘60. A distanza di anni, il mondo del Digital Marketing prende spunto dai famigerati cappelli dei cowboy del wild west per catalogare le strategie SEO, distinguendo tra tecniche permesse o meno dai motori di ricerca. Il cappello bianco, simbolo dei protagonisti buoni del genere western, rappresenta infatti le tecniche di posizionamento ritenute corrette. Il cappello nero, che in quei film indentificava i banditi, rappresenta invece le pratiche scorrette. Si parla di buoni e cattivi insomma! E i diversi motori di ricerca, con Google in prima linea, rappresentano gli sceriffi del Web!

Quindi, chiunque voglia ottenere un buon posizionamento sulla SERP dei motori di ricerca, ha a disposizione due principali strade da percorrere: da un lato quella più lunga e difficile, ma sicuramente più onesta (white hat SEO), dall’altro quella più semplice e veloce, ma anche meno rispettosa delle regole (black hat SEO).
Occhio a scegliere la strada giusta, perché a Google non piacciono i furbetti e il prezzo da pagare è alto.
Vediamo i due approcci nello specifico.

LA WHITE HAT SEO E LE SUE TECNICHE

Questo primo approccio richiede costanza e dedizione e permette di osservare i risultati in un medio-lungo periodo. Adottando le tecniche della white hat SEO, il miglioramento del posizionamento avviene in modo lento e graduale e richiede buoni contenuti. Creare contenuti ad alto valore qualitativo non è semplice ma neanche impossibile. Questo tipo di atteggiamento viene sempre premiato, questo è certo: bisogna solo essere pazienti. I fattori valutati dai motori di ricerca sono tanti. Vediamo insieme quelli più importanti.

Ricerca e utilizzo non forzato delle keyword

La SERP dei motori di ricerca restituisce i risultati in base alle ricerche degli utenti. Di conseguenza, per poter ottenere più visualizzazioni è necessario capire quali sono le parole chiave più ricercate dagli utenti e partire da queste per pianificare una strategia di marketing e comunicazione. Una volta individuate le keyword, si deve trovare un modo per inserirle, in modo non meccanico, nei titoli, nel corpo del testo e anche nel tag alt dell’immagine. Google sconsiglia però di utilizzare le keyword forzatamente e ripetutamente all’interno di un testo. I testi devono infatti risultare scorrevoli.

Utente al centro

I contenuti devono essere immaginati e realizzati per gli utenti, per rispondere ai loro dubbi e ai loro bisogni. Comprendere e anticipare l’intento di ricerca degli utenti è importante per scrivere dei testi considerati utili, unici e di valore. Per fare questo, non si può prescindere dall’utilizzo delle keyword più ricercate. Sempre nell’ottica dell’utente, bisogna evitare duplicazioni di contenuti. La SEO richiede sì l’utilizzo di testi che abbiano un minimo numero di parole, ma ricordiamoci sempre che i contenuti vanno scritti per gli utenti e non per i motori di ricerca. A chi piace leggere le stesse informazioni più volte all’interno di un’unica pagina web? A nessuno! E senza una buona esperienza utente, sarà difficile convertire il traffico in entrata e ottenere un buon posizionamento. Tenete in considerazione che Google utilizza una tecnologia AI chiamata Google RankBrain, che misura se gli utenti sono soddisfatti o meno dei risultati di ricerca.

URL descrittivi

Il contenuto di una pagina deve evincersi anche dall’URL. Questo aiuta da un lato gli utenti a capire se quella pagina può rispondere ai loro bisogni, e dall’altro lato i motori di ricerca a individuare quelle pagine da far apparire nella SERP in risposta ad un determinato intento di ricerca. La prima cosa che viene scansionata da Google è proprio l’indirizzo di una pagina web, per capire come indicizzarla.

Link building

Costruire link richiede tempo e non è un compito facile. In passato si faceva un abuso di link senza attenzionare la loro qualità in entrata. Oggi invece Google attenziona l’autorità dei siti linkati e questa autorità aumenta proporzionalmente con il numero di volte in cui un determinato sito viene linkato e cliccato dagli utenti poiché ritenuto utile. È quindi importante che le entrate siano di qualità e pertinenti al proprio sito. Qualità e pertinenza sono quindi le caratteristiche da ricordare nella strategia di link building, sia interna (link a pagine interne del proprio sito) che esterna (collegamento a siti e risorse esterne).

Organizzazione della struttura del sito

Nell’ottica “utente al centro”, è importante organizzare la struttura del sito in modo chiaro, aiutando l’utente a individuare con facilità le informazioni che cerca. Di conseguenza è il caso di attenzionare la gerarchia delle pagine, di ponderare strategicamente i collegamenti interni e di strutturare il sito tenendo conto della UX, la user experience.

Analisi e ottimizzazione

Ci sono diversi strumenti che permettono di monitorare costantemente i risultati della strategia SEO adottata. All’interno di una pagina web, deve essere attenzionato ogni elemento: dal testo alle immagini, dall’audio al video. Il monitoraggio risulta necessario e permette di aggiustare eventualmente il tiro. Ecco alcuni esempi di strumenti utili: Google Analytics, Google Search Console, SEOzoom e SemRush.
È importante inoltre ottimizzare il proprio sito per i dispositivi mobile perché questo migliora il suo posizionamento in considerazione dell’aumento delle ricerche da smartphone e tablet.  Quindi, se state pensando di sviluppare un nuovo sito o di fare un restyling di quello attuale, come si dice in questi casi, “mobile first”, mi raccomando!

LA BLACK HAT SEO E LE SUE TECNICHE

La strada del cappello nero viene percorsa da chi vuole tutto e subito. Le tecniche sfruttate in questa tattica hanno infatti il preciso scopo di forzare il naturale criterio di valutazione dell’algoritmo dei motori di ricerca per aumentare in modo veloce il ranking di un sito o di una pagina web.
L’uso di queste tecniche, in effetti, determina un aumento rapido del traffico di un sito, tuttavia è solo questione di tempo prima che Google rilevi la scorrettezza del comportamento e penalizzi l’autore decidendo di oscurare i suoi contenuti dai risultati della SERP. L’applicazione della penalizzazione da parte di Google annullerebbe tutti i progressi fatti, anche quelli raggiunti dall’adozione di pratiche corrette. Una penalizzazione da non prendere sotto gamba insomma. Vediamo quali sono le principali tecniche che rientrano nella black hat SEO.

Keyword stuffing

Questa tecnica consiste nell’aumentare la frequenza di parole chiave all’interno di un testo per aumentare la pertinenza del sito rispetto alla ricerca di quelle parole. Attenzione però perché, come precedentemente scritto, l’abuso (keyword stuffing) viene penalizzato dai motori di ricerca.
In passato questa tecnica di black hat SEO veniva messa in pratica inserendo all’interno di una pagina web keyword molto ricercate ma non inerenti al principale argomento di quella pagina.
Queste keyword “sconnesse” venivano oscurate all’utente (ad esempio usando lo stesso colore dello sfondo, in modo da renderle visibili e indicizzabili solo dai motori di ricerca). Questo comportamento, in passato molto comune, risulta oggi severamente penalizzato da Google.  Sempre in ambito di keyword stuffing, per aumentare la keyword density si commette spesso l’errore di creare contenuti ripetitivi e abbiamo già detto che questo non offre all’utente un’esperienza positiva. Non esiste una perfetta percentuale di densità di parole chiave, ma se i contenuti non risultano naturali e di valore, di certo non siete sulla strada giusta e molto presto ne pagherete le conseguenze.

Cloaking

Il Cloaking (in italiano occultamento) è una tecnica che fa sì che le richieste ad uno stesso indirizzo vengano servite da pagine diverse a seconda che il visitatore sia un utente o un motore di ricerca. Questa tecnica consiste quindi nel creare una pagina appositamente per i motori di ricerca, distinguendola da quella visibile agli utenti. Per essere più chiari, grazie a dei particolari script è possibile far rilevare ai Search Engine un contenuto diverso, che aiuti a spingere il posizionamento del sito in cui è presente lo script.

Doorway pages

Una doorway è una pagina di reindirizzamento automatico e istantaneo verso un’altra pagina web. Attraverso questa tecnica, i motori di ricerca indicizzeranno il completo contenuto di quest’altra pagina senza tener conto del redirect. La doorway, quindi, è una pagina priva di contenuto, creata proprio per spingere altre pagine web.

Acquisto di link e spam

Diversi siti online offrono pacchetti di link. Il problema è che si tratta spesso di link di bassa qualità. Mentre in passato un simile acquisto produceva abbastanza vantaggi, oggi espone a importanti penalizzazioni. Anche l’utilizzo di software o circuiti automatici di scambio link non è ben visto da Google, né permette di aumentare in modo naturale la popolarità del vostro sito.

LA GRAY HAT SEO: NON È TUTTO O BIANCO O NERO!

Normalmente siamo abituati a classificare i comportamenti come giusti o sbagliati. A volte, però, alcune pratiche non possono essere catalogate in nessuno dei due estremi indicati. Infatti, tra le innumerevoli tecniche SEO esistenti ce ne sono alcune che sono a metà tra le pratiche corrette e le pratiche scorrette e per questo motivo vengono considerate “gray hat”. Con riferimento a queste ultime, Google non si è ancora espresso in modo chiaro e preciso, ma il loro utilizzo potrebbe comunque rappresentare il rischio di incorrere in penalità. Proprio per questo motivo, prima di adottarle, conviene essere cauti e chiedersi se ne vale la pena.

ALCUNI ESEMPI DI TECNICHE DELLA GRAY HAT SEO

  • Parafrasare testi altrui. Non è un mistero che Google premia i contenuti originali e penalizza invece il “copia e incolla”. La parafrasi, pur non essendo inserita tra le tecniche di black hat SEO, potrebbe comunque essere considerata plagio. Non si esclude quindi che Google inizi a sviluppare un algoritmo per rilevare l’utilizzo di questa tecnica;
  • Aggiornare i vecchi post modificandone la data. La modifica fa sì che Google percepisca quei contenuti come nuovi. Oggi i motori di ricerca non penalizzano questo comportamento, ma domani Google potrebbe inserirlo tra quelli che raggirano l’algoritmo.

COME BISOGNA AGIRE?

L’algoritmo di Google si evolve continuamente. Per evitare problemi si consiglia di attenersi al rispetto delle tecniche che rientrano nella white hat SEO. La cosa più importante per Google è soddisfare i suoi utenti. Seguire strategie “mordi e fuggi” potrebbe mettere a rischio il vostro business. Costruite una strategia a lungo termine. I risultati arriveranno.

Affidatevi a specialisti del settore, che si aggiornano costantemente, e affidategli l’ottimizzazione del vostro sito.

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